
Il Western, in letteratura, è un’altra cosa. Un’ambientazione e un’epica statunitense celebrate da più o meno leggere opere cinematografiche, quando vengono trattate dalla letteratura di qualità, diventano culto.
Ho “incontrato” Larry McMurtry sulle pagine di Sacagawea’s Nickname, un saggio proprio sulla creazione del mito del West. Un’opera che non mi ha particolarmente impressionato, ma mi ha incuriosito sull’autore, per la sua profonda competenza sull’argomento.
Ho ritrovato McMurtry in un’altra opera: Close Range: Wyoming Stories di Annie Proulx. McMurtry è stato sceneggiatore della nota traduzione cinematografica di uno dei racconti della Proulx: Brokeback Mountain.
Quando ho scoperto che McMurtry, con Lonesome Dove, ha vinto un Pulitzer Prize per la letteratura, la decisione di leggerlo era inevitabile.
848 pagine che stanno scorrendo via facilmente; anche se non si può dire che la storia della Hat Creek Cattle Co. e dei personaggi che vi gravitano attorno, sia sempre piena di ritmo. Anzi: a volte, la storia fluisce oziosa.
Nell’epopea della banda e il contesto nel quale è ambientata, si legge una transizione di epoche che fa, della cristallizzazione tipica del Western cinematografico, un divenire fluido caratterizzato dalla rapida espansione ai danni dei territori selvaggi. Un senso di tramonto che è senz’altro più marcato in Butcher’s Crossing di John Williams, ma che qui sembra essere più lontano da un’accusa morale d’insensato sfruttamento delle risorse del territorio. In Lonesome Dove, fin dove sono arrivato ad oggi, gli indiani (sopravvissuti) sono reietti spietati, senza flasi buonismi o questuanti derelitti, alla deriva nella prateria: sono il selvatico residuo delle praterie. Tuttavia fanno dell’elemento costitutivo dell’epopea del West e, in Lonesome Dove, non mancano di essere gli agenti dei momenti pivotali della storia.
Quello dei dialoghi è l’aspetto che mi ha agganciato maggiormente. Soprattutto la caratterizzazione dello stile pungente di Augustus (Gus). Gli scambi tra i personaggi sono pregni di quel realismo e di quel ritmo già apprezzato nella Proulx. Nel personaggio di Call, ho ritrovato l’austera durezza di Cormac McCarthy con un sostrato di romanticismo. A pensarci bene, non si tratta di un nesso sul quale ho l’esclusiva: probabilmente non a caso, nello sceneggiato televisivo tratto da Lonesome Dove, Call è stato interpretato da Tommy Lee Jones. Stesso attore scelto per impersonare lo sceriffo Ed Tom Bell nella versione cinematografica di No Country For Old Men, tratto dall’omonimo di McCarthy.
O, forse, è solo che Jones incarna alla perfezione la quint’essenza della texanità mitologica.
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