Ibn Fadlan, il Nord visto con gli occhi del Medio Oriente

Come spesso mi capita per ciò che riguarda le letture più affascinanti, sono arrivato a Ibn Fadlan and the Land Of Darkness seguendo diversi spunti. Il primo spunto è venuto dalla storiografia sulle popolazioni del Nord Europa. Il secondo spunto, da un romanzo.

L’edizione della Penguin Classics raccoglie il resoconto di Fadlan, un emissario di Baghdad, che nel 922 d.C. intraprese un viaggio a ritroso su una ricca rotta commerciale che, per lungo tempo, ha alimentato i mercati del mondo musulmano con pelliccie pregiate, miele e ambra oltre all’avorio derivante da zanne di trichechi e narvali, queste ultime furbescamente spacciate come corni d’unicorno. Una rotta che attraversava territori freddi, selvaggi e regolati da canoni distanti da quelli delle zone note e più battute del Mar Rosso, dell’Oceano Indiano e del Mar Mediterraneo: risalendo il Volga s’incontravano popolazioni violente e con usanze distanti da ciò che era considerato civile.

A controllare questo flusso di traffico erano, incontrastati, i Rus: vichinghi stabilitisi tra il Mar Baltico e il Mar Nero, fondatori di centri quali Novogorod e Kiev. Sfruttando il corso del Dnepr e del Volga fino al Mar Nero e al Mar Caspio, gli impavidi e intraprendenti Rus raggiungevano due mercati importanti: Costantinopoli e Baghdad.

Chiunque abbia letto più di un’opera sulla storia e la cultura delle popolazioni norrene, avrà senza dubbio incontrato più di una volta la vivida descrizione per mano di Ibn Fadlan di un funerale “vichingo”. Il viaggiatore musulmano non comprende la complicazione simbolica degli atti compiuti: descrive il susseguirsi dei gesti e delle parole come puro osservatore. Quello che avviene davanti ai suoi occhi, è uno spettacolo crudo e senza senso, ancora oggi in grado di affascinare morbosamente per la sua esoticità. Così come magnetiche sono le descrizioni degli altri usi e costumi dei Rus, dettagliati da un osservatore acuto e “scientifico” come Fadlan, il cui compito è quello di fornire informazioni economiche e geo-politiche all’illuminato califfato abbaside.

È affascinante pensare a quale senso di spiazzamento (letteralmente) deve aver provato Fadlan in una terra lontana (in termini di giorni di viaggio e in termini culturali), in un ambiente decisamente meno accogliente di un giardino di Baghdad. Un fascino che non ha lasciato di certo indifferente Michael Crichton, che ha utilizzato il resoconto del viaggiatore musulmano come apertura per il suo romanzo Eaters of the Dead e ha “utilizzato” gli occhi di Fadlan per descrive l’epica di Beowulf (opera epica danese composta, nella forma a noi nota, nel IX secolo), trasposta in chiave fantastorica. Come è avvenuto per altre e meno oscure opere di Crichton, il romanzo ha trovato la via di Hollywood (The 13th Warrior) e Ibn Fadlan ha trovato l’improbabile volto di Antonio Banderas.

L’edizione della Penguin Classics riporta, in copertina, la mappa del mondo a opera di un cartografo musulmano dell’XI secolo. Una mappa che ho osservato a lungo, ma che ho capito veramente solo quando ho messo il libro sotto-sopra: sono magicamente iniziati a comparire la penisola arabica (centrale), il Mediterraneo, il Mar Nero il Mar Caspio e l’immensità del mondo allora battuto dagli emissari del califfato. Una curiosità che ho ritrovato successivamente in uno straordinario documentario proposto da Timeline.