Michael Cleveland

Incontrato durante l’ascolto di Billy String, Michael Cleveland è stato una bella sorpresa. Straordinario fiddler: veloce, pulito, espressivo e di gusto. Non si tratta di puro virtuosismo accademico. Le sue note trasudano tradizione e voglia di dire qualcosa di proprio.

In questa performance si cimenta, assieme a Nathan Liverse dei Flamekeeper, in un classico del bluegrass: Jerusalem Ridge. L’opera di Bill Monroe non ha bisogno di presentazioni, per gli amanti del genere. Ho ascoltato il pezzo per la prima volta su un album di Tony Rice, che ha aggiunto alla composizione un afflato virtuositico nei fraseggi dalle sfumature jazzate. Mark O’Connor (altro fiddler che apprezzo per il suo stile impeccabile e per la sua versatilità) ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, mantenendosi, però, in un canonicismo purista.

Qui, Cleveland riprende la fluidità delle scale di Rice facendo parlare il fiddle con scale vertiginose, stridenti bicordi e passaggi percussivi. Uno strumento che sa fare esprimere come solo Vassar Clemens sapeva fare; ma lì dove Clemens utilizzava frasi articolare dai toni pacati, Cleveland non lascia il tempo di far assimilare un passaggio di classe che già ne presenta un altro.

Nel bluegrass la precisione è tutto: non essendo presente la sezione ritmica classica della musica popolare, è fondamentale che tutti i musicisti cadano perfettamente in sintonia sul battere o sul levare. Quando questa precisione è accompagnata dalla velocità, nascono performance eroiche.

Tommy Emmanuel, di scale e soli in velocità, ne sa qualcosa. In questa performance s’incontra con Michael Cleveland e il flatpicker Bryan Sutton (altro straordinario musicista in fatto di velocità, pulizia e gusto). Tall Fiddler sembra scritta per Cleveland: se ne impossessa e la porta a un livello superiore. Quando si pensa che le cose non possano andare più veloci di così, arriva il dimezzamento del tempo.

Le scale fiddle/chitarra verso chiusura pezzo sono da brividi.